Scorrano è una cittadina dell’entroterra salentino, situata nella parte sud-orientale della provincia di Lecce.
E’ adagiata sul versante occidentale di una lieve altura che si eleva per 95 mt. sul livello del mare e degrada in due vaste depressioni: una a levante che si estende fino alle serre di Minervino e di Poggiardo; l’altra, a ponente, termina con le serre di Collepasso e di Supersano.
Il territorio di Scorrano si estende, a sud-est dell’abitato, fino quasi alle prime costruzioni di Botrugno, a sud fino al Bosco di Belvedere,(10) a sud-ovest fino alla strada provinciale Maglie-Collepasso, alla quale l’abitato di Scorrano è collegato tramite una strada trasversale. Il centro abitato di Scorrano è attraversato dalla strada statale 275 “Lecce-Leuca”, e dalle provinciali che lo collegano con Muro Leccese e con Supersano.
Il sottosuolo è costituito da un banco di calcarenite, che a nord si caratterizza come “pietra leccese”, mentre a sud tende al “carparo” (la cosiddetta “pietra di Scorrano”), ed è attraversato da un sistema carsico che si accentua nelle due vore (o pozzi assorbenti) denominate rispettivamente “della Castagna” e “del Guercio”, dal nome delle località in cui si trovano.
Le zone di approvvigionamento idrico si trovano fuori dall’abitato (a sud-ovest), alla profondità di 12-18 metri per le falde superficiali.
Scorrano conta 6864 abitanti (di cui 3322 maschi e 3542 femmine); (11) fino a non molti anni addietro era un centro a vocazione prettamente agricola (12) dedito principalmente alla coltura dell’olivo ma anche del tabacco (oggi quasi in estinzione) e della vite. Vi si produce ancora oggi olio, vino, ortaggi e frutta, su uno strato coltivabile misto (calcareo ed argilloso), bagnato abbondantemente dalle piogge invernali e primaverili, ma arido nei mesi estivi.
Non molto tempo fa vi operavano piccole industrie fra le quali una rinomata fabbrica per la produzione dei “fiscoli” oleari, una cava per l’estrazione della pietra, vari frantoi per la molitura delle olive (alcuni tuttora esistenti) ed una fabbrica per la lavorazione del tabacco.
CENNI STORICI
Secondo la tradizione letteraria Scorrano deriverebbe origine e nome da Marco Emilio Scauro. Questi visse dal 163 al 90 a. C. ricoprendo le cariche di Pretore nel 120, di Console nel 115 e di Censore nel 109; combatté e vinse contro i Liguri, fece costruire la Via Emilia a cui diede il nome. Legato del Console Calpurnio Bestia in Africa, si lasciò corrompere, assieme al Console, da Giugurta, Principe della Numidia; ma, da astuto ed ambizioso quale era, ne uscì indenne e riuscì perfino a rivestire il ruolo di giudice, nel processo che si tenne contro il Console Bestia. Marito di Cecilia Metella, fu un ottimo e brillante oratore; scrisse un’autobiografia di cui ci sono pervenuti solo alcuni frammenti. A lui o ad esponenti della sua famiglia sarebbero toccate queste terre in seguito alla spartizione operata dai Romani dopo la conquista della provincia salentina.(13)
La tesi dell’origine romana di Scorrano è stata sempre accettata (a partire dal Tasselli) ed accreditata dalla tradizione dotta (D’Apo), ma una recente rilettura degli elementi finora addotti, a conferma di tale origine (lo stemma civico, l’impianto urbanistico antico e l’etimologia del nome), svela l’infondatezza scientifica di quella stessa tesi.
Tuttavia, pur essendo state formulate nuove ipotesi, non si è potuti giungere ad una sintesi certa, dal momento che non esiste alcun reperto archeologico, o almeno una citazione di fonte antica che consenta di collocare l’origine di Scorrano in un preciso momento storico.
Consideriamo provvisoriamente valida la tesi dell’origine romana del paese, in modo da leggere i dati a nostra disposizione secondo l’antico criterio di lettura.
Per quanto riguarda lo stemma civico, poiché da Mario in poi le Legioni romane ebbero come insegna l’aquila d’oro, si è concluso che Scorrano abbia adottato, successivamente a quell’epoca, lo stemma dell’aquila unitamente alle tre querce,(14) alberi che ricoprivano gran parte del suo territorio.
Anche l’assimilazione ad un “castrum” dell’impianto urbanistico più antico di Scorrano, è stata sempre ritenuta accettabile.
Prendendo in esame l’etimologia del nome, il Q. Manfredi così scriveva nel 1883: “chi non iscorge che Scauranum legitimamente discende da Scaurus, e perciò l’Etimologia della parola conferma la Tradizione, che Scauranum, o sia Scorrano sia stata fondata da Marco Emilio Scauro?”.(15)
Secondo poi un’ipotesi, comune a tutti i paesi che presentano la finale in “– ano”, molti conglomerati umani si sarebbero costituiti sui luoghi di un “ager” (territorio), o di un “pagus” (villaggio) o di un “municipium” (agglomerato con un qualche ruolo istituzionale o politico, quindi con dignità superiore al villaggio) romani. (16)
Anche la leggenda del “cultus Dei Jani” (il Dio bifronte) avrebbe avuto la sua parte.
Come si suol dire, “tutte le strade sembrano condurre a Roma”, per cui fin dall’inizio della ricerca sulle proprie origini si è “cresciuti” con la certezza di discendere dalla Città Eterna, ed è per questo che l’accademico Scorranese, Angelantonio D’Apo, nel 1600 scriveva l’elegante epigramma in cui riuniva tutti i pregi di Scorrano, tra cui, appunto, il vanto della origine romana:
“CONDERIS A SCAURO SANGUINE TELLUS
QUERCUBUS, ATQUE AQUILA STEMMATE CLARA TUO.
TE DECORANT AURAE, COLLIS, FONS, MOENIA, CULTUS
TE FAVOR, ET LIBER FUNDUS, ET ARMA TOGAE.
PLURA QUID EXPECTAS DE TE ME DICERE? HOC UNUM
SUFFICIAT, GENETRIX QUOD TIBI ROMA FUIT”. (17)
“Sei stata fondata da Scauro, di stirpe romana,
o Terra famosa per le querce e per l’aquila nel tuo stemma.
Ti adornano le brezze, la collina, la sorgente, le mura, i campi fertili ,
il territorio libero, e la forza della legge .
Perché ti aspetti che io dica (ancora) più cose di te? Questo solo
sia sufficiente: che Roma è stata la tua genitrice”.
(Trad. di Stefano Campanella)
Veniamo ora ad esporre gli argomenti che sembrano confutare l’impostazione or ora riportata.
Lo stemma non ci consentirebbe di inoltrarci al di là di Scorrano poiché, se consideriamo le figure che lo caratterizzano, dobbiamo riconoscere che le querce (volgarmente dette lizze) coprivano quella vasta area che costituiva la maggior parte del territorio di Scorrano, il bosco di Belvedere, sorvolato da aquile e certamente da altri uccelli rapaci. Si tratterebbe quindi di riferimenti locali che nulla avrebbero a che fare con Roma (aveva allora ragione il Tasselli, quando affermava che l’aquila e le querce erano preesistenti alla fondazione del villaggio).
Nello stemma civico, inoltre, l’aquila non assume la posizione araldica, come nell’insegna delle Legioni romane (ritta sulle zampe, con ali leggermente aperte ma non spiegate, simbolo di potere), ma viene rappresentata in volo, probabilmente su quel bosco che tanto aveva dato, e dava ancora in epoca medioevale, agli Scorranesi.
Osservando l’impianto urbanistico del nucleo abitativo antico, l’andamento ortogonale delle strade potrebbe, ad un primo esame, richiamare alla memoria l’impostazione del “castrum” romano.
Questo era caratterizzato da un asse viario centrale con direzione Nord-Sud, il “cardo maximus”, incrociato al centro da un secondo asse viario perpendicolare con direzione Est-Ovest , di uguale portata, detto “decumanus maximus”; cosicchè tutte le strade parallele al primo asse venivano dette “cardi” e quelle parallele al secondo “decumani”.
A Scorrano, la Via Umberto I che divide in due il centro storico, in senso Est-Ovest potrebbe essere identificata in origine, come “decumanus maximus”; ma di un vero e proprio asse centrale di incrocio, tale da far pensare al “cardo maximus”, se mai vi sia stato, non esiste attualmente alcuna traccia: Via Del Balzo Orsini in continuazione con Via Pio XII, oppure Via L. Pellegrini in continuazione conVia L. Crispi, le uniche vie che incrociano in direzione Nord-Sud Via Umberto I, si presentano troppo strette, per essere considerate asse d’incrocio principale, e sono in posizione decentrata.
Inoltre, anche se il centro abitato è suddiviso in “insulae”, il perimetro murario non segue un andamento quadrato o poligonale, come nel “castrum” romano, ma ellittico, con il castello edificato ai margini della “Terra”: la stessa disposizione presentano paesi come Galatone, Galatina, Copertino … che sappiamo essere di origine bizantina e non romana.
Quanto all’etimologia, al di la di ogni legittima aspirazione di collocare le proprie origini in un contesto storico ricco di fascino, il riferimento al personaggio Marco Emilio Scauro pecca anzitutto di una evidente contraddizione cronologica, quando si vuole far risalire l’assegnazione, allo stesso, di questo territorio al tempo della conquista romana, avvenuta un secolo prima della sua nascita (267 – 266 a.C.: Roma sconfigge i Messapi; 163 a.C.: nasce M.E.Scauro).
Peraltro, pur accettando l’incongruenza cronologica come un banale disguido dialettico, ancora nel primo secolo a.C. Cicerone, riferendosi alla penisola Salentina, la caratterizzava come “inanissima pars Italiae” (18). Ancora nel primo secolo d.C. Tacito negli (Annales, Lib.II, cap. XXVII), riferendosi al territorio facente capo a Brindisi, parla di “longinquos saltus” (zone boschive lontane: non facilmente raggiungibili ed accessibili, perché poco fornite di strade) popolate da “agrestia et ferocia servitia” (una massa rude e selvaggia di servi e schiavi). A questo proposito è significativa la notizia riportata dal manoscritto “aperto” Sefer Josefon, che attesta come, dopo la distruzione di Gerusalemme (70 d. C.), l’imperatore Tito, dei circa centomila Ebrei deportati, ne abbia destinati cinquemila per le zone di Taranto, Otranto ed altre città della Puglia. Da questi riferimenti traspare un totale abbandono di questo territorio da parte dell’amministrazione romana: atteggiamento assunto anche come atto punitivo nei confronti delle popolazioni Salentine che, con Taranto in testa, si schierarono dalla parte di Annibale, durante il suo imperversare sul territorio Italico (217 – 202 a. C.). Roma in effetti, sia per motivi puramente geografici sia per scelta politica, volendo creare una contrapposizione economico-territoriale alle mire di rinascita della potenza magno-greca di Taranto, per molto tempo si mostrò interessata, quasi esclusivamente, alla città di Brindisi, come porto militare e commerciale in direzione dell’Oriente, che non a caso le rimase sempre fedele, in netta contrapposizione con il resto delle popolazioni Salentine.
E’ pur vero che M. E. Scauro visse all’epoca dei Gracchi, quando con l’emanazione delle leggi agrarie (123 a.C.), anche l’ “ager publicus” ed il grande latifondo della Puglia venne suddiviso e distribuito, innescando una decisiva ripresa della economia agricola di tutta la Puglia, vantata da Varrone (I secolo a.C.) per il vino, l’olio ed il frumento. Ma non era certo il territorio Salentino, fatta eccezione per i territori più prossimi a Taranto ed a Brindisi, a contribuire in modo significativo all’invio di questi prodotti nelle città dell’impero. Infatti la viabilità si fermava a Brindisi, dove aveva termine quello che rimarrà, a lungo, l’unico asse di collegamento per tutto il territorio della penisola Salentina, vale a dire la Via Appia; ed è ben nota l’importanza rivestita dai collegamenti stradali per la politica di sviluppo praticata nei territori conquistati ed annessi all’Impero Romano. Bisognerà attendere l’epoca degli Imperatori Traiano (98 – 117) e Adriano (117- 138) perché la penisola Salentina ottenga finalmente un ammodernamento del suo impianto stradale, rimasto fino ad allora quello preesistente alla conquista, costituito da sentieri, piste e viottoli di collegamento locale .
E’ difficile quindi immaginare che i territori dell’entroterra del sud Salento potessero rappresentare all’epoca del Console M. E. Scauro il contesto di un atto premiale nei confronti di un “fedele servitore”, del suo rango per di più, così come vuole la leggenda.
Piuttosto è verosimile, e quasi certo, un loro ruolo come luogo di esilio e di confino. A tale proposito è suggestivo ricordare che proprio il figlio di Marco Emilio Scauro, nonché suo omonimo, vissuto nel I sec. a.C., fu condannato all’esilio per broglio elettorale, nonostante a difenderlo fosse “il principe” Cicerone in persona. E dal momento che nel 55 a.C. egli era stato proconsole in Sardegna (luogo dove più frequentemente si scontavano le condanne all’esilio, vista la sua natura insulare) potrebbe essere sembrata più opportuna una destinazione in quella che Cicerone stesso definiva come “inanissima pars Italiae” ( zona dell’Italia poverissima, priva di mezzi).
Una confutazione che lo stesso Q. Manfredi riporta, all’ipotesi formulata sulla origine del nome, è quella secondo la quale, essendo Marco Emilio Scauro un personaggio illustre, analogamente a quanto avvenuto per la Via Emilia da lui fatta costruire, anche Scorrano, da lui fondata, avrebbe dovuto assumere la denominazione di Aemilium o Aemilianum . Ma il Manfredi, con il fervore ingenuo di chi non vuole rinunciare ai “nobili natali” e lo slancio calcolatore di chi sa di non possedere alcuna prova concreta, al di la di una assonanza sillabica e di una similitudine con la toponomastica di altri centri in cui si riscontra l’uso del prediale, utilizza qualsiasi espediente dialettico pur di affermare che il fondatore di Scorrano fu proprio il Console Marco Emilio Scauro.
Oggi noi, alla luce di un onesto ragionamento storico che tenga conto degli elementi a disposizione, dobbiamo affermare che, se l’etimologia del nome “Scorrano” deve essere fatta risalire al cognome “Scauro”, non vi è alcuna possibilità di dimostrare che si tratti proprio del cognome del console Marco Emilio Scauro; anzi le date e le circostanze storico-ambientali inducono a ritenere del tutto inverosimile questa ipotesi.
Non manca chi, come il noto studioso tedesco G. Rohlfs, profondo conoscitore dei dialetti meridionali, tende ad escludere che all’origine del nome vi sia il cognome “Scauro”. Secondo lo studioso infatti il toponimo Scorrano deriva da Scurrano, partendo da “Scurra”, che è un prediale romano molto diffuso nel Salento; non può derivare da Scauro, in quanto l’esito dialettale di tale parola non sarebbe stato “Scurranu” ma “Scorranu” (il dittongo “au” sarebbe diventato “o”, difficilmente “u”). (19)
Peraltro bisogna ammettere che, se l’ipotesi del prediale derivante dal cognome Scauro deve essere ritenuta valida, qualsiasi altro personaggio con quel cognome, anche se meno illustre del console, può aver incrociato il suo destino con questo luogo lasciandovi il suo nome in eredità. Inoltre l’aura della “Romanità Imperiale” sulla origine del nome non necessariamente deve essere riferita al periodo della “Roma Imperiale dei Cesari”. Infatti nel periodo che segue la riconquista dell’Italia da parte di Giustiniano, uscito vincitore dalle guerre Gotiche (535-553), e fino all’arrivo dei Normanni (1090), la penisola Salentina, così come gran parte del meridione d’Italia, resta parte viva ed integrante dell’Impero Romano d’Oriente.
In questo periodo l’Impero d’Oriente procedette ad una riorganizzazione del sud Italia, favorendone il ripopolamento con il frazionamento e la distribuzione dei terreni, nell’intento di formare unità territoriali fiscalmente produttive (i Chorion). Nulla esclude quindi che la tradizione popolare sull’origine del nome e sulla “Romanità dei natali” di Scorrano possa essere nata nell’ambito di questo particolare contesto storico, e che un personaggio di nome Scauro abbia avuto in affidamento questo territorio o vi abbia svolto qualche ruolo a nome e per conto dell’Impero Romano d’Oriente.
autore: Stefano Campanella (fra' Cristoforo da Putignano)
19 G. ROHLFS, nel suo “Dizionario del Salento”, Ravenna, Longo, 1986, alla voce ‘Scorrano” scrive (p. 16): “in griko Scurrana, praedium Scurranum (dominio di Scurra) cognome attestato in iscrizioni antiche dell’Italia Meridionale”.